PROGETTO R2ADE
Eventi digitali accessibili: come li abbiamo costruiti
Una piattaforma per eventi digitali conforme all’accessibilità, sviluppata con SMACT nell’ambito del bando IRISS.
Dal 28 giugno 2025 l’European Accessibility Act si applica anche ai servizi digitali. Quasi tutti hanno guardato al sito web. Quasi nessuno si è chiesto cosa succede quando quel sito ospita un webinar, un corso o un lancio di prodotto in diretta.
R2ADE nasce da lì: rendere accessibile non il contenitore, ma l’evento. È un progetto di ricerca industriale e sviluppo sperimentale che Primo Round ha portato a termine con il cofinanziamento di SMACT Competence Center attraverso il bando IRISS, insieme all’Università di Padova, a Miriade e ad Anyt1me.
In due minuti, cosa abbiamo fatto
- L’accessibilità non ammette percentuali. O soddisfi i 52 requisiti minimi, o non sei accessibile. Non esiste il 99%.
- Il problema vero è il tempo reale. Su un evento registrato puoi correggere in post-produzione. Su un live streaming no: quello che esce, esce.
- Le slide erano l’ostacolo più duro. Per capire come renderle accessibili l’Università di Padova ha letto circa 6.000 pagine di specifiche del formato.
- Il risultato più utile è una conversione. Oggi trasformiamo una presentazione tradizionale in una pagina HTML che mantiene l’impaginazione ma è accessibile al 100%.
- Il fronte aperto è la comprensione del linguaggio. I sistemi NLP in tempo reale si fermano al 60-70% di accuratezza; su un evento B2B, con acronimi e nomi di prodotto, non basta. Ci lavoriamo con dizionari di dominio costruiti sui nostri circa 420 eventi l’anno.
L’intervista
Marco Regazzo, founder e amministratore di Primo Round, intervistato da SMACT Competence Center sul progetto R2ADE. Durata 11:14, pubblicato il 2 luglio 2025.
Capitoli
- Chi è Primo Round e che eventi fa
- Che cos’è R2ADE
- Il punto cieco: il sito sì, l’evento no
- L’accessibilità è bianco o nero: 52 requisiti
- Perché SMACT e il bando IRISS
- Sincrono e asincrono: dove si complica
- L’intelligenza artificiale sotto stress
- Il problema delle slide
- Seimila pagine di specifiche, e il risultato
- Cosa succede adesso
- NLP, dizionari di dominio e il passo successivo
Trascrizione
Leggi la trascrizione integrale · 11 minuti di intervista
Trascrizione integrale dell’intervista. I riferimenti temporali sono cliccabili e portano il video al punto corrispondente. Il testo è stato ripulito dagli errori del riconoscimento automatico, senza modificare quanto detto.
Io sono Marco Regazzo, sono founder e amministratore di Primo Round, che è una startup nata 13 anni fa con il preciso obiettivo di portare un po’ di innovazione e tecnologia nel contesto degli eventi.
Per noi gli eventi sono eventi 90% B2B: aziende che parlano con aziende in due direzioni diverse, quella della formazione e quella della presentazione di prodotti e servizi per trovare nuovi contatti, quello che noi chiamiamo lead generation.
Sia che l’evento lo facciamo per la formazione, sia che lo facciamo per la lead generation, il modello e i format sono più o meno sempre gli stessi, che si riapplicano nei vari contesti.
Nel contesto di un evento noi ci occupiamo di progettarlo, organizzarlo ed eseguirlo dal punto di vista tecnico e tecnologico. Quindi è più facile spiegare cosa non facciamo negli eventi.
Vado sempre per differenza, ci si capisce in un attimo: noi non facciamo il catering, non facciamo la logistica e non facciamo i contenuti. Tutto il resto, possiamo dare una mano.
Il progetto ADE, che abbiamo chiamato così perché è l’acronimo di Accessibility for Digital Events, è un progetto che mira a realizzare una piattaforma per eventi digitali che sia 100% accessibile.
Noi abbiamo la nostra piattaforma per quel contesto lì dal 2015. Questa piattaforma permette di gestire tutto il pre-evento — registrazione, iscrizione, mailing — e poi esegue l’evento: l’utente si collega su uno specifico link e partecipa all’evento online, che è tipicamente uno streaming, un webinar, un lancio di prodotto.
Oppure, e qui cadiamo nel contesto di quelli che vengono chiamati gli eventi asincroni, è un video registrato come quello che stiamo vedendo in questo momento: prodotto, post-prodotto e messo sul portale di formazione, sul sito web e via dicendo.
In questo contesto la nostra piattaforma, ovviamente, nel 2015 non aveva neanche vagamente l’idea che dovesse essere accessibile. Quando abbiamo iniziato ad affrontare questo tema — ed è stato ormai quasi due anni e mezzo fa — ci siamo resi conto che il mainstream della comunicazione metteva l’accento sul sito web.
Sito web, ok. E poi i contenuti che ci metto dentro: il lancio di prodotto che metto sul mio sito, il corso di formazione che metto sull’e-commerce di corsi o sulla piattaforma di formazione, esterna o interna. Tutta questa roba qui deve essere accessibile, perlomeno nei contesti in cui la norma dell’accessibilità si applica.
Il tema è che ancora oggi ci stiamo concentrando sul sito, e non sul fatto che il 28 di giugno magari faccio un evento digitale, e quello dovrebbe essere accessibile.
Realizzare una piattaforma del genere è un progetto abbastanza ambizioso, perché l’accessibilità è un contesto bianco e nero: o sei accessibile, e vuol dire che soddisfi almeno 52 requisiti, oppure te ne manca uno, sei al 99% — ok, mi dispiace: non sei accessibile.
In questo contesto, trovare un contenitore che ci aiutasse ad accelerare il processo di acquisizione di competenze e a mettere a fattor comune expertise che non avevamo in casa — perché siamo esperti di eventi, ma non di tutto il mondo — è stato estremamente utile.
Trovare una partnership con SMACT nel contesto del bando IRISS ci ha aiutato, io credo, a fare in un anno e mezzo quello che con le nostre sole gambe avremmo fatto in forse tre, se non quattro.
Difficoltà e complessità: sicuramente un tema è il numero di controlli e verifiche che vanno fatti, perché come dicevo ci sono 52 requisiti minimi; poi se vuoi ne fai anche 55, 56. In realtà i requisiti complessivi sarebbero quasi 100.
Un’altra complessità notevole è data dal fatto che gli eventi si dividono in quelli che succedono in questo istante e quelli che vengono registrati e fatti vedere dopo: tecnicamente li chiamiamo sincroni e asincroni.
Quelli che vengono fatti vedere dopo possono avere un processo di post-produzione, rielaborazione, messa a posto di situazioni che magari non erano corrette. Quelli che avvengono nell’istante in cui li stiamo vedendo — i webinar, i live event, i live streaming — avvengono in quel momento lì, e non hai tempo dopo per mettere a posto le cose.
Noi abbiamo sfruttato molto le potenzialità dell’intelligenza artificiale in questo progetto, per sopperire a determinate necessità che nascono dai famosi requisiti.
L’intelligenza artificiale è un mondo fantastico che darà grandi potenzialità, ma quando la metti sotto stress dicendole «mi devi rispondere subito», è stato divertente. È stato molto divertente.
L’altro tema, sempre in termini di complessità, è che c’è un modello di evento che sta nella testa di tutti: pubblico, un palco, gente che parla e molto probabilmente dietro delle slide.
Questo è quello a cui siamo abituati da 200 anni, perché prima che ci fossero le slide — per chi ha un po’ i capelli grigi come me — c’erano i famosi lucidi, e prima dei lucidi c’era qualcuno che faceva i disegnini sulla lavagna.
Poter rendere accessibile il contenuto vuol dire riuscire ad agire su quel contenuto, e in particolare sui lucidi, che sono diventati slide e che oggi si fanno con due strumenti che non vi dico: quello con la mela e quello senza la mela, tanto li conoscete.
Per i più attenti: adesso fanno anche i check di accessibilità. Però servono per farli funzionare lì: se io prendo il file .pptx e lo mando a qualcun altro, o lo metto su un video, cambia tutto. Ragazzi, non è facile. Non è stato facile, questo pezzo qui.
Anche perché, per chi fosse curioso: noi siamo andati a leggerci le specifiche. Noi, cioè uno dei nostri partner, l’Università di Padova, si è andato a guardare tutte le specifiche del formato di file che viene generato da quegli strumenti lì. E sono qualcosa come 6.000 pagine.
Nonostante questo, devo dire che abbiamo ottenuto un bellissimo risultato — lo dico col sorriso, perché adesso lo posso dire col sorriso: se me lo chiedevate sei mesi fa…
Oggi siamo in grado di convertire una presentazione fatta nel formato tradizionale a cui siamo abituati tutti in un oggetto HTML, quindi una pagina web, che mantiene la forma — non cambia com’è fatta la slide — ma quell’output lì è 100% HTML e 100% accessibile.
Questa è forse una delle più grosse innovazioni che abbiamo fatto con questo progetto, perché potrebbe vivere da sola: potrebbe già essere un prodotto.
Previsioni future: a brevissimo, proprio dopodomani, sostituire la nostra vecchia piattaforma — tra virgolette — e iniziare con la nuova. Cosa che in realtà abbiamo già iniziato a fare: da gennaio di quest’anno stiamo già erogando eventi con la nuova piattaforma per alcuni clienti, con le caratteristiche di accessibilità necessarie.
Perché non tutti avevano il 28 di giugno come data: qualcuno ce l’aveva già nel passato, e quindi aveva un po’ più di urgenza di fare le cose.
Guardando un po’ più lungo, quello che faremo — che stiamo facendo e che penso continueremo a fare — è lavorare ancora di più e ancora più in profondità con gli strumenti che ci offre oggi l’intelligenza artificiale.
Non tanto dal punto di vista della generazione di contenuti, sul quale si sta facendo tantissimo in questo periodo, ma piuttosto sulla parte di NLP, che vuol dire natural language processing: la capacità di capire bene il linguaggio naturale e comprenderlo in maniera corretta.
Dove sta il punto? Il punto sta nel fatto che tutti i sistemi NLP oggi disponibili lavorano molto bene se sono offline: carico il video, gli faccio fare un lavoro, ci mette 5 minuti, mi dà il risultato. Lavorano abbastanza bene nel live.
Se qualcuno è curioso di fare una prova, basta che accenda uno strumento di videoconferenza qualsiasi — non faccio nomi — e attivi la feature «fammi la trascrizione sotto». Quando accendi quella roba lì in uno strumento real time, ne vedrete delle belle.
Perché io parlo, tra virgolette, male, e magari ho un difetto di pronuncia, o il mio tono di voce non è perfetto, o sono troppo veloce, o sono troppo acuto. E a volte sbagliano.
Purtroppo, nel momento in cui portiamo questa cosa in un contesto di evento B2B, quel livello di perfezione al 60-70% non è sufficiente: i nostri clienti sotto il 99% non ne vogliono sapere. E quindi c’è bisogno di capacità computazionale in grado di fare quel lavoro lì in maniera estremamente veloce.
L’altro elemento è la creazione di dizionari specifici. Perché finché parliamo di casa, macchina, bambino, e usiamo concetti di uso comune, va tutto molto bene.
Nel momento in cui però inizio a fare un evento B2B di formazione, o di lancio di prodotto, è molto facile che userò acronimi, termini tecnici, nomi di prodotti, nomi di aziende, parole in inglese. Quindi la capacità di comprensione di un sistema addestrato su un dizionario di uso comune viene messa molto alla prova.
Quindi questa capacità computazionale va potenziata, e il dizionario su cui lavora va potenziato. Di bello c’è che noi facciamo circa 420 eventi l’anno, e sono più o meno sempre negli stessi contesti — o perlomeno negli anni li abbiamo visti tutti.
E quindi, con chili e chili di materiale, potremmo costruire dei dizionari e dei sistemi di apprendimento che partano da quello che so, cioè dai termini che sono stati usati la volta prima.
Su questo, devo dire, sempre SMACT è venuto in aiuto con un altro partner: non l’Università di Padova, ma Miriade, che ci sta supportando nella costruzione di sistemi esperti di intelligenza artificiale.
Se ne è parlato
«Primo Round rende gli eventi da remoto a prova di disabilità» — Il Sole 24 ORE Nordest, 19 dicembre 2025, pagina 9, di Valentina Saini. Un approfondimento sul progetto R2ADE all’interno di una pagina dedicata all’accessibilità digitale.
La scheda del progetto
| Nome | R2ADE — Accessibility for Digital Events |
|---|---|
| Obiettivo | Una piattaforma per eventi digitali, sincroni e asincroni, conforme ai requisiti di accessibilità |
| Capofila | Primo Round Srl Società Benefit, Mogliano Veneto (TV) |
| Partner | Università degli Studi di Padova · Miriade · Anyt1me |
| Programma | Bando IRISS — Innovazione, Ricerca Industriale e Sviluppo Sperimentale, promosso da SMACT Competence Center |
| Stato | Concluso. La nuova piattaforma eroga eventi in produzione da gennaio 2025. |

Finanziato dall’Unione Europea – Next Generation EU
- Contributo assegnato
- 196.389,14 €
- CUP di progetto
- H79J24000720004
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